Scenari medioevali

...amantata non son como vorria di gran vertute né di placimento; ma, qual ch'i' sia, aggio buono volere di senire con buona cortesia a ciascun ch'ama sanza fallimento: ché d'Amor sono e vogliolo ubidire..."

tempus fugit
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giovedì, 04 ottobre 2007



                      

"Quando noi saremo a santa Maria degli Agnoli, così bagnati per la piova e agghiacciati per lo freddo e infangati di loto e afflitti di fame, e picchieremo la porta dello luogo, e 'l portinaio verrà adirato e dirà: Chi siete voi? e noi diremo: Noi siamo due de' vostri frati; e colui dirà: Voi non dite vero, anzi siete due ribaldi ch'andate ingannando il mondo e rubando le limosine de' poveri; andate via; e non ci aprirà, e faracci stare di fuori alla neve e all'acqua, col freddo e colla fame infino alla notte; allora se noi tanta ingiuria e tanta crudeltà e tanti commiati sosterremo pazientemente sanza turbarcene e sanza mormorare di lui, e penseremo umilmente che quello portinaio veramente ci conosca, che Iddio il fa parlare contra a noi; o frate Lione, iscrivi che qui è perfetta letizia. E se anzi perseverassimo picchiando, ed egli uscirà fuori turbato, e come gaglioffi importuni ci caccerà con villanie e con gotate dicendo: Partitevi quinci, ladroncelli vilissimi, andate allo spedale, ché qui non mangerete voi, né albergherete; se noi questo sosterremo pazientemente e con allegrezza e con buono amore; o frate Lione, iscrivi che quivi è perfetta letizia. E se noi pur costretti dalla fame e dal freddo e dalla notte più picchieremo e chiameremo e pregheremo per l'amore di Dio con grande pianto che ci apra e mettaci pure dentro, e quelli più scandolezzato dirà: Costoro sono gaglioffi importuni, io li pagherò bene come son degni; e uscirà fuori con uno bastone nocchieruto, e piglieracci per lo cappuccio e gitteracci in terra e involgeracci nella neve e batteracci a nodo a nodo con quello bastone: se noi tutte queste cose sosterremo pazientemente e con allegrezza, pensando le pene di Cristo benedetto, le quali dobbiamo sostenere per suo amore; o frate Lione, iscrivi che qui e in questo è perfetta letizia."

Fioretti di San Francesco, capitolo VIII


Medioevalia | ottobre 04, 2007 14:09 | commenti (4) | link


martedì, 18 settembre 2007



                   ... et mon luth constelle, porte le soleil noir de la melancolie

 

                                                                                                   

               

                                                       Codex Manesse


Medioevalia | settembre 18, 2007 23:02 | commenti (5) | link


mercoledì, 18 luglio 2007



                                         

Hypatia; la figlia di Theone, il geometra, il filosofo d’Alessandria, anche lei filosofa e ben nota a molti. Moglie del filosofo Isidoro. Fiorì durante il regno d’Arcadio (395 – 408 d. C.). Scrisse una memoria su Diofanto, il Canone astronomico, una memoria sulle Coniche di Apollonio. Ella fu fatta a pezzi dagli Alessandrini ed il suo corpo, dopo essere stato vilipeso, fu disperso, a pezzi, per tutta la città. Ebbene, ella subì ciò a ragione di invidia e delle sue eccezionali conoscenze, specialmente nell’astronomia. Come dicono alcuni, a causa di Cyrillus, come dicono altri, a motivo dell’audacia e delle disposizioni sediziose congenite negli Alessandrini. Infatti, essi fecero ciò anche a molti dei loro vescovi. Si vedano Giorgio e Proterio. Riguardo ad Hypatia. la filosofa, vi è dimostrazione che gli Alessandrini ebbero disposizioni sediziose.

Ella nacque, crebbe e ricevette la sua istruzione ad Alessandria. Poiché era di una natura più generosa di quella di suo padre, non si contentò degli insegnamenti ricevuti dal padre nelle scienze matematiche, ma mise mano anche all’altra filosofia in maniera non spregevole, così la donna, indossando il mantello dei filosofi nel percorrere le strade in mezzo alla città, era solita spiegare pubblicamente a coloro che desiderassero ascoltare Platone o Aristotele o qualunque altro dei filosofi. Giunta al colmo della virtù pratica riguardo all’insegnamento, diventata anche giusta e saggia, rimaneva vergine, pur essendo così grandemente bella ed avvenente che si innamorò di lei anche uno di coloro che frequentavano i suoi insegnamenti. Costui non fu capace di dominare la sua passione, ma la informò subito del suo sentimento. I discorsi da ignoranti sostengono che Hypatia l’abbia guarito dalla sua follia per mezzo d’una melodia; invece, la verità fa sapere che le proprietà della musica già da un pezzo non erano riuscite nel loro scopo e che, ella, fattasi avanti e gettando davanti a lui qualcosa macchiato durante il suo periodo e avendoglielo presentato come il simbolo dell’impura generazione, abbia detto “o giovanotto, tu ami questo, ma non è degno di niente di bello,” ed essa fa, ancora, sapere che egli fu spaventato dall’ignominia e dallo stupore per l’indecente ostentazione e che, così, la sua anima si dispose in maniera più saggia. Sia tutta quanta la città, giustamente, accoglieva con affetto ed ossequiava egregiamente Hypatia per essere così, cioè abile e piena di dialettica nei ragionamenti e nei discorsi nonché assennata e cortese nel suo agire, sia le personalità di governo erano le prime a frequentarla ogni qualvolta volessero discutere riguardo al governo della città, come anche soleva accadere ad Atene. Infatti, anche se al giorno d’oggi non avviene più, invero allora il nome della filosofia appariva essere magnifico e degno d’ammirazione per coloro che amministrano gli affari pubblici più importanti. Già certamente era accaduto che il vescovo dell’opposta confessione, Cyrillus, passando accanto, presso la casa d’Hypatia, avesse visto che, presso le porte, vi era una gran calca “di uomini e di cavalli in molta confusione” (IL. XXI, 16), alcuni dei quali si accostavano, altri si allontanavano ed altri, anche, stavano lì appresso. Quindi era avvenuto che, avendo egli domandato cosa mai fosse quella folla e per quale ragione mai vi fosse quel tumulto presso l’abitazione, si sentisse rispondere da quelli del seguito che, al momento, stava parlando la filosofa Hypatia e che, in effetti, la casa era la sua. Infine ne seguì che egli, avendo appreso ciò, ne fosse così ferito nell’animo da, prontamente, macchinare contro di lei un assassinio, il più scellerato di tutti gli assassini. Infatti, molti uomini brutali, in massa, veramente violentissimi, che non conoscevano né giustizia degli dei né riprensione degli uomini, assalitola dopo era che uscita di casa, uccidono la filosofa, gettando così sulla loro patria una grandissima empietà ed ignominia.

 

Dal lessico Suda


Medioevalia | luglio 18, 2007 22:11 | commenti (2) | link


lunedì, 14 maggio 2007



In giornate dedicate all’adorazione della Vera Famiglia, il sacro papa esorta il gregge ad un  ritorno alla verginità pre-matrimoniale (anche matrimoniale).

Mai come in questi periodi Hildegard Von Bingen, mistica e poetessa del XII secolo,  ritorna attualissima e consiglia una ricetta infallibile per combattere l’eccesso di libidine nell’uomo e nella donna. Lo sparviero in umido.

 

"Si prenda uno sparviero, lo si spenni, e poi, dopo aver tolto la testa e le viscere, si metta il resto del corpo in una pentola nuova forata con piccoli buchi e lo si metta al fuoco senz’acqua mettendo un’altra pentola al di sotto per raccogliere il grasso. Si pesti della calandria e un po’ di canfora e le si mescoli col grasso, scaldandolo di nuovo al fuoco e preparando così un unguento, col quale l’uomo dovrebbe ungere i genitali per cinque giorni: in un mese i suoi desideri libidinosi scompariranno. La donna dovrebbe metterlo attorno al petto e nell’ombelico: il suo ardore scomparirà in un mese. "(Physica, cap.20)

 

Il sacro papa potrebbe però imparare dalla grande mistica qualche ricetta da consigliare al gregge …

                                                     

                                                                                                 


Medioevalia | maggio 14, 2007 12:00 | commenti (12) | link


giovedì, 30 novembre 2006



Il romanzo della Yourcenar  in passato e il monologo interpretato superbamente da Albertazzi , pochi giorni fa, hanno contribuito non poco a creare i contorni poetici e intimisti ,seppure nel mio immaginario, della figura di Adriano.
                           
Chi non ha riconosciuto nei celebri versi “ Animula vagula, blandula /Hospes comesque corporis,/Quae nunc abibis in loca / Pallidula, rigida, nudula, /Nec, ut soles, dabis iocos”  un uomo dall’animo sensibile e puro? … Iacopo da Varazze.
 
 
Mentre guardavo Albertazzi muoversi sulla scena ripensavo alla storia di Santa Sofia e le sue tre figlie narrata nella Legenda Aurea.
C’era questa donna turca, cristiana, di  Costantinopoli,Sofia, che aveva tre figlie : Fede, Speranza e Carità.
Insieme alle caste e timorate figlie decise di recarsi a Roma per convertire le matrone pagane. Paragonando questo viaggio a quello del pontifex potremmo osare definirlo un viaggio all'inverso. Da Istanbul a Roma.
“Lì furono poi denunciate ad Adriano, che fu così attirato dalla loro bellezza che le volle adottare come figlie, ma lo rifiutarono come fosse sterco. Fede fu prima battuta da trentasei soldati, poi ,davanti a tutti, le furono tagliate e strappate le mammelle , dalle ferite sgorgò latte, dalle mammelle sangue. La folla gridava vedendo l’ingiusto giudizio dell’imperatore e, piena di gioia, la giovane lo insultò. Come terzo supplizio fu messa su di una graticola incandescente, ne restò illesa, poi nell’olio e nella cera bollente, infine fu decapitata”
“Speranza fu messa in un recipiente pieno di grasso, cera e resina tanto bollente che gli spruzzi che ne uscivano bruciavano gli infedeli, poi la si fece uccidere con la spada.”
“La terza figlia non volle in alcun modo compiacere Adriano e l’imperatore ,con inaudita spietatezza, fattala distendere, le fece spezzare le ossa e le giunture, poi la fece fustigare, bastonare, poi la fece buttare in un forno incandescente dal quale uscì una fiammata lunga sessanta cubiti che uccise seimila idolatri. Ma la giovane ,illesa, camminava in mezzo al fuoco e splendeva come oro. Poi ,quinto supplizio, fu trafitta con trapani incandescenti, e così, fra il tripudio dei martiri, passò dalla spada della passione alla corona della gloria”
La storia si conclude con la madre china sulla tomba delle figlie che supplica di morire con loro. Verrà accontentata. Ma Dio non lascerà impunito il sanguinario imperatore : “Adriano invece imputridì tutto, confessando di aver fatto ingiustamente soffrire i santi di Dio”.
Anche oggi, mentre guardavo il sacro papa passeggiare per Santa Sofia (ex basilica) ho pensato ad Adriano .
                                                 
Per gli interessati : Legenda Aurea , Santa Sofia e le sue figlie, XLVIII
 

Medioevalia | novembre 30, 2006 21:31 | commenti (5) | link


lunedì, 30 ottobre 2006



A discapito di chi ha creduto alle cose più macabre il signore di cui sotto sta scolpendo la donna amata ...


Medioevalia | ottobre 30, 2006 21:57 | commenti (2) | link


domenica, 08 ottobre 2006



Il fortunato che indovinerà cosa sta facendo questo signore sarà linkato su questo blog, nel caso già lo fosse avrà la mia imperitura ammirazione!

 


Medioevalia | ottobre 08, 2006 21:53 | commenti (6) | link


lunedì, 11 settembre 2006



 

E vatène, segnor mio, e vatene, amore,
con ti via se ne vene l’alma mia e l’core.
 
E gli ochi dolenti piangon sença fine
Ch’a veder el paradiso e soa bellezza.
A cuy ti lasso, amore? Chè no me meni?
 
L’alma me le vi e’l cor e l’alegreça,
la bocha cridava che sentiva dolceça;
amarà lamentarsene,oymè topina!
Altro signor zamay non volgio avere
Perch’io non troverei del suo vallore.
 
 
Un omaggio ad Adolfo Broegg, liuto,salterio,guitarra moresca e latina,chitarrino,castagnette, campane e grande anima dei Micrologus, della cui scomparsa seppi pochi giorni fa.
Ho avuto il tempo di vederlo all’opera un mese prima del tragico 23 Aprile e resta il rimpianto per non avergli stretto la mano.

Medioevalia | settembre 11, 2006 16:26 | commenti | link


martedì, 28 marzo 2006



E’ una notizia risalente a più di due anni fa, ma da me scoperta solo ieri.

La tomba del Poeta è stata profanata nel 2003 da un’ equipe di anatomopatologi di una certa università, al fine di ricercare patologie di cui fosse affetto e di dare un volto, tramite i resti del cranio, all’autore dei divini frammenti. Una prima indagine fu fatta nel XIX secolo, durante la quale il cranio si frantumò a causa del contatto con l’aria.

L’esito dell’ultima  ricerca, certamente dotta quanto inutile, ha dato conferma di ciò che un’antropologa diceva da tempo : il cranio nella tomba di Arquà non è di Petrarca, bensì di una donna vissuta nella prima metà del XIII secolo. Per il resto, si da’ conferma dell’obesità  del poeta ed è stato trovato il punto in cui Petrarca ricevette il calcio di un cavallo durante il viaggio da Avignone a Roma. Da qui le teorie più azzardate sull’identità della donna che giace col corpo del Poeta e un appello a chi ha rubato il divin teschio …

 

Quale effetto può avere sul mondo il fatto che Francesco Petrarca fosse pingue, con i tendini malandati e zoppo, se lasciò a noi i suoi immortali versi …

 


Medioevalia | marzo 28, 2006 02:20 | commenti (1) | link


giovedì, 13 ottobre 2005



 

E’ costume diffuso ormai ,tra le molteplici trasmissioni  simil-culturali di attualità del panorama televisivo italiano, invitare storici di ogni genere a dire la propria  su tematiche talvolta anche poco pertinenti con la storia. E’ risultato strano ,tuttavia, ascoltare una voce familiare e autorevole come quella del medievista Cardini, in un programma deprecabile per tematiche e conduzione come Tutte le mattine.  Il tanto apprezzato professor Cardini, per quanto si è potuto intendere, è “amico” di  Costanzo e fin qui nulla da eccepire, poiché immagino che abbia gentilmente accettato questa partecipazione per puro spirito eroico nella speranza vana di alzare, seppure per un solo giorno, il livello del programma. Eppure il suo voler continuamente sottolineare di essere “uno storico cattolico” mi lascia perplessa. Che sia cattolico l’ha ben evidenziato nella sua querelle con Eco sul fuorviante Nome della rosa, criticandogli facilonerie da romanzo e inesattezze “religiose”.  

Ma cosa implica essere uno storico cattolico, la benedizione papale?

 

                                                                                 

 


Medioevalia | ottobre 13, 2005 20:34 | commenti (4) | link