sabato, 24 maggio 2008

Non creder donna
che nessuna sia donna di me,
se non tu, donna mia.
Così potess’i’ dimostrarti l’core,
dove la mente in te ogn’or si posa,
chè ben vedresti in esso stare Amore
e la tua vista bella et amorosa,
a chui servir non è l’alma naschosa
che te servendo pur servir disia.
Non creder, donna
che nessuna sia donna di me,
se non tu, donna mia.
Di questo, lasso! Non posso far prova,
però, donna, deh prova la mia fede,
e se, per mio effetto altro si trova,
non poss’io mai trovar da te mercede
ch’i’ t’ho amato et amo, et amar crede
te sempre il cor, che fu tuo sempre e fia.
Non creder donna
che nessuna sia donna di me,
se non tu, donna mia.
Canzon, si come se’ del mio amor certa,
così costei fa certa col tuo dire;
e, mostrando t’ho la mente aperta,
aperto mostra a lei il mio disire,
si che amando il ver possa sentire,
ch’altra non amo né amar porria.
Non creder donna
Che nessuna sia donna di me,
se non tu, donna mia.
Sacchetti, Trecentonovelle
martedì, 22 gennaio 2008
...Amore, che dài luce
ad omnia c'à luce,
la luce non n'è luce,
lum'è 'ncorporeato.
Luce lumenativa,
luce demustrativa,
non vene all'amativa
chi no n'è en te lumenato.
Amor, lo tuo effetto
dà lume a lo 'ntelletto;
demustrili l'obietto
de l'amativo amato...
Iacopone da Todi XXXIX

giovedì, 10 gennaio 2008

E quando è giunta a piè di quella torre
che s'apre quando l'anima acconsente,
odesi voce dir subitamente
"Volgiti, bella donna, e non ti porre…”
Dante Alighieri, Rime LIV
martedì, 03 luglio 2007
Di sua potenza segue spesso morte,
se forte - la vertù fosse impedita
la quale aita - la contraria via:
non perché oppost'a naturale sia;
ma quanto che da buon perfetto tort'è
per sorte, - non pò dire om ch'aggia vita,
ché stabilita - non ha segnoria.
A simil pò valer quand'om l'oblia.
Tratto da Donna me prega, Guido Cavalcanti

venerdì, 08 giugno 2007
[...]
Io veggio in quella, ognora ch’io mi specchio,
quel ben che fa contento lo ‘ntelletto :
né accidente nuovo o pensier vecchio
mi può privar di sì caro diletto.
Qual altro dunque piacevole oggetto
potrei veder giammai,
che mi mettesse in cuor nuova vaghezza?
Non fugge questo ben, qualora disio
di rimirarlo in mia consolazione;
anzi si fa incontro al piacer mio
tanto soave a sentir, che sermone
dir nol poria né prendere intenzione
d’alcun mortal giammai,
che non ardesse di cotal vaghezza.
E io, che ciascun’ora più m’accendo,
quanto più fiso gli occhi tengo in esso …
Boccaccio, Decameron I,10
giovedì, 17 maggio 2007
Or ti piaccia gradir la sua venuta:
libertà va cercando,ch’è sì cara,
come sa chi per lei vita rifiuta.
martedì, 26 dicembre 2006

Gentil donzella somma ed insegnata,
poi c'ag[g]io inteso di voi tant' orranza,
che non credo che Morgana la fata
né la Donna del Lago né Gostanza
né fosse alcuna come voi presciata;
e di trovare avete nominanza
(ond'eo mi faccio un poca di mirata
c'avete di saver tant'abondanza):
però, se no sdegnaste lo meo dire,
vorria venire a voi, poi non sia saggio,
a ciò che 'n tutto mi poria chiarire
di ciò ch'eo dotto ne lo mio coraggio;
e so che molto mi poria 'nantire
aver contia del vostro segnoraggio.
Anonimo a Compiuta Donzella
martedì, 19 settembre 2006
Pur non essendomi mai interessata ai discorsi papali, gli eventi di questi giorni mi hanno indotta a ricercare il discorso incriminato del pontefice. La curiosità è nata anche dalla sorta di "giustificazione" ,addotta dal papa, di aver pronunciato parole tratte da un documento medioevale. Questo documento altro non è che un dialogo tra un persiano e l'imperatore di Bisanzio Manuele II circa fede e ragione.
Vorrei esprimere la mia opinione . Ho letto integralmente questo discorso e oltre a un concetto che , letto da un papa, potrebbe dar adito ad equivoci, non ho trovato nulla di particolarmente offensivo verso l' Islam. Il problema è quel concetto, che, letto in un momento di profonda crisi, può essere strumentalizzato da chi cerca pretesti. Necesse est che tutti coloro che vogliano farsi un'idea sulla questione leggano prima l'oggetto .
www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2006/september/documents/hf_ben-xvi_spe_20060912_university-regensburg_it.html
Credo si stia esagerando, i papi hanno detto ben altre sciocchezze.

lunedì, 24 aprile 2006
Donna, audite como
mi tegno vostro omo
e non d'altro segnore.
La mia vita fina
voi l'avete in dot[t]rina
ed in vostro tenore.
Oi chiarita spera!
la vostra dolze ciera
de l'altr[e] è genzore.
Così similemente
è lo vostro colore:
color non vio sì gente
nè 'n tinta, nè 'n fiore;
ancor la fior sia aulente,
voi avete il dolzore.
Dolze tempo e gaudente
inver[i] la pascore!
ogn'om che ama altamente
si de' aver bon core
di cortese e valente
e le[a]l servitore
inver donna piagente,
cui ama a tut[t]ore.
Tut[t]ora de' guardare
di fare fallanza
chè non è da laudare
chi non à leanza,
e ben de' om guardare
la sua [o]noranza.
Certo be[n] mi pare
che si facc[i]a blasmare
chi si vuole orgogliare
là ove non à possanza.
E chi ben vuol fare,
sì si de' umiliare
inver sua donna amare
e fare conosc[i]anza.
Or venga a rid[d]are
chi ci sa [ben] andare,
e chi à intendanza
si degia allegrare
e gran gioia menare
per [sua] fin[a] amanza;
chi no lo sa fare,
non si facc[i]a blasmare
di trarersi a danza.
Fino amor m'à comandato
ch'io m'allegri tut[t]avia,
faccia sì ch'io serva a grato
a la dolze donna mia,
quella c'amo più 'n celato
che Tristano non facia
Isotta, como cantato,
ancor che li fosse zia.
Lo re Marco era 'nganato
perchè 'n lui si confidia:
ello n'era smisurato
e Tristan se ne godia
de lo bel viso rosato
ch' Isaotta blond' avia:
ancor che fosse pec[c]ato,
altro far non ne potia,
c'a la nave li fui dato
onde ciò li dovenia.
Nullo si facc[i]a mirato
s'io languisco tut[t]avia,
ch'io sono più 'namorato
che null'altro omo che sia.
Perla, fior de le contrate,
che tut[t]e l'altre passate
di belleze e di bontate,
donzelle, or v'adornate,
tut[t]e a madon[n]a andate
e mercede le chiamate,
che di me agia pietate;
di que', ch'ell'à, rimembranza
le degiate portare;
già mai 'n altra ['n]tendanza
non mi voglio penare,
se no 'n lei per amanza,
chè lo meglio mi pare.
Dio mi lasci veder la dia
ch'io serva a madonna mia
a piacimento,
ch[e] io servire le vor[r]ia
a la fiore di cortesia
e insegnamento.
Meglio mi tegno per pagato
di madonna,
go che s'io avesse lo contato
di Bologna
e la Marca e lo ducato
di Guascogna.
E le donne e le donzelle
rendano le lor castelle
senza tinere.
Tosto tosto vada fore
chi non ama di bon core
a piacere.
Re Giovanni
domenica, 12 marzo 2006

Una piccola biografia ,breve ed essenziale, dedicata ad una grande donna. La storia inizia con il rogo in Place de Greve a cui assistono i seguaci e narra , seppure con tutta la fantasia concessa a chi non dispone di molte fonti, la vita di Margherita Porete. Dall’infanzia trascorsa tra gli affetti familiari, segnata dal profondo legame con i fratelli, all’età adulta e il successivo matrimonio. Si conclude con la scelta del beghinaggio itinerante e la sua condanna.
Precisi gli accenni allo Specchio, geniali le riflessioni che portano Margherita al martirio.
E lo Specchio è la vita stessa di Margherita.
Nello specchio di Margherita
Autore : Giovanna Fozzer
Edizioni Polistampa
7,75 euro