Scenari medioevali

...amantata non son como vorria di gran vertute né di placimento; ma, qual ch'i' sia, aggio buono volere di senire con buona cortesia a ciascun ch'ama sanza fallimento: ché d'Amor sono e vogliolo ubidire..."

tempus fugit
oggi
maggio 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
gennaio 2006
ottobre 2005
settembre 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004


ch'ave l'omo a fare
ars musica
carmina
literatura
lochi mirabil fatti et homini
miser homo cogita

caunoscenti cose cognoscete
Airesis
Archeologia medioevale
Arquata
Celeste Materia
Cene medioevali
Chominciamento di gioia
Enigma Galgano
Ensamble Micrologus
Italia Medievale
Medicamenta
Medioevo.ws
Musica Medievale
Reti medievali
Scriptorium
Tombe


ch'ognora a passar bada


medioevalia@hotmail.com



sabato, 24 maggio 2008



                                             

Non creder donna

che nessuna sia donna di me,

se non tu, donna mia.

Così potess’i’ dimostrarti l’core,

dove la mente in te ogn’or si posa,

chè ben vedresti in esso stare Amore

e la tua vista bella et amorosa,

a chui servir non è l’alma naschosa

che te servendo pur servir disia.

Non creder, donna

che nessuna sia donna di me,

se non tu, donna mia.

Di questo, lasso! Non posso far prova,

però, donna, deh prova la mia fede,

e se, per mio effetto altro si trova,

non poss’io mai trovar da te mercede

ch’i’ t’ho amato et amo, et amar crede

te sempre il cor, che fu tuo sempre e fia.

Non creder donna

che nessuna sia donna di me,

se non tu, donna mia.

Canzon, si come se’ del mio amor certa,

così costei fa certa col tuo dire;

e, mostrando t’ho la mente aperta,

aperto mostra a lei il mio disire,

si che amando il ver possa sentire,

ch’altra non amo né amar porria.

Non creder donna

Che nessuna sia donna di me,

se non tu, donna mia.

Sacchetti, Trecentonovelle


Medioevalia | maggio 24, 2008 19:14 | commenti (2) | link


martedì, 22 gennaio 2008






...Amore, che dài luce
ad omnia c'à luce,
la luce non n'è luce,
lum'è 'ncorporeato.
Luce lumenativa,
luce demustrativa,
non vene all'amativa
chi no n'è en te lumenato.
Amor, lo tuo effetto
dà lume a lo 'ntelletto;
demustrili l'obietto
de l'amativo amato...

 

Iacopone da Todi XXXIX

 





Medioevalia | gennaio 22, 2008 23:43 | commenti | link


giovedì, 10 gennaio 2008



                                        

                                                             

 

E quando è giunta a piè di quella torre

che s'apre quando l'anima acconsente,

odesi voce dir subitamente

"Volgiti, bella donna, e non ti porre…”

Dante Alighieri, Rime LIV

 


Medioevalia | gennaio 10, 2008 21:33 | commenti | link


martedì, 03 luglio 2007



Di sua potenza segue spesso morte,
se forte - la vertù fosse impedita
la quale aita - la contraria via:
non perché oppost'a naturale sia;
ma quanto che da buon perfetto tort'è
per sorte, - non pò dire om ch'aggia vita,
ché stabilita - non ha segnoria.

A simil pò valer quand'om l'oblia.

 

 

Tratto da Donna me prega, Guido Cavalcanti


Medioevalia | luglio 03, 2007 22:51 | commenti (1) | link


venerdì, 08 giugno 2007



[...]
Io veggio in quella, ognora ch’io mi specchio,
quel ben che fa contento lo ‘ntelletto :
né accidente nuovo o pensier vecchio
mi può privar di sì caro diletto.
Qual altro dunque piacevole oggetto
potrei veder giammai,
che mi mettesse in cuor nuova vaghezza?
Non fugge questo ben, qualora disio
di rimirarlo in mia consolazione;
anzi si fa incontro al piacer mio
tanto soave a sentir, che sermone
dir nol poria né prendere intenzione
d’alcun mortal giammai,
che non ardesse di cotal vaghezza.
E io, che ciascun’ora più m’accendo,
quanto più fiso gli occhi tengo in esso …
 
Boccaccio, Decameron I,10
 

Medioevalia | giugno 08, 2007 23:29 | commenti (3) | link


giovedì, 17 maggio 2007



Or ti piaccia gradir la sua venuta:
libertà va cercando,ch’è sì cara,

come sa chi per lei vita rifiuta.


Medioevalia | maggio 17, 2007 01:40 | commenti | link


martedì, 26 dicembre 2006



 

Gentil donzella somma ed insegnata,
poi c'ag[g]io inteso di voi tant' orranza,
che non credo che Morgana la fata
né la Donna del Lago né Gostanza

né fosse alcuna come voi presciata;
e di trovare avete nominanza
(ond'eo mi faccio un poca di mirata
c'avete di saver tant'abondanza):

però, se no sdegnaste lo meo dire,
vorria venire a voi, poi non sia saggio,
a ciò che 'n tutto mi poria chiarire

di ciò ch'eo dotto ne lo mio coraggio;
e so che molto mi poria 'nantire
aver contia del vostro segnoraggio.

Anonimo a Compiuta Donzella


Medioevalia | dicembre 26, 2006 22:08 | commenti (10) | link


martedì, 19 settembre 2006



Pur non essendomi mai interessata ai discorsi papali, gli eventi di questi giorni mi hanno indotta a ricercare il discorso incriminato del pontefice. La curiosità è nata anche dalla sorta di "giustificazione" ,addotta  dal papa, di aver pronunciato parole tratte da un documento medioevale. Questo documento altro non è che un dialogo tra un persiano e l'imperatore di Bisanzio Manuele II circa fede e ragione.

Vorrei esprimere la mia opinione . Ho letto integralmente questo discorso e oltre a un concetto che , letto da un papa, potrebbe dar adito ad equivoci, non ho trovato nulla di particolarmente offensivo verso l' Islam. Il problema è quel concetto, che,  letto in un momento di profonda crisi, può essere strumentalizzato da chi cerca pretesti.  Necesse est che tutti coloro che vogliano farsi un'idea sulla questione leggano prima l'oggetto .

www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2006/september/documents/hf_ben-xvi_spe_20060912_university-regensburg_it.html

Credo si stia esagerando, i papi hanno detto ben altre sciocchezze.

                               


Medioevalia | settembre 19, 2006 17:26 | commenti (5) | link


lunedì, 24 aprile 2006



Donna, audite como
mi tegno vostro omo
e non d'altro segnore.
La mia vita fina
voi l'avete in dot[t]rina
ed in vostro tenore.
Oi chiarita spera!
la vostra dolze ciera
de l'altr[e] è genzore.

Così similemente
è lo vostro colore:
color non vio sì gente
nè 'n tinta, nè 'n fiore;
ancor la fior sia aulente,
voi avete il dolzore.
Dolze tempo e gaudente
inver[i] la pascore!
ogn'om che ama altamente
si de' aver bon core
di cortese e valente
e le[a]l servitore
inver donna piagente,
cui ama a tut[t]ore.

Tut[t]ora de' guardare
di fare fallanza
chè non è da laudare
chi non à leanza,
e ben de' om guardare
la sua [o]noranza.
Certo be[n] mi pare
che si facc[i]a blasmare
chi si vuole orgogliare
là ove non à possanza.
E chi ben vuol fare,
sì si de' umiliare
inver sua donna amare
e fare conosc[i]anza.
Or venga a rid[d]are
chi ci sa [ben] andare,
e chi à intendanza
si degia allegrare
e gran gioia menare
per [sua] fin[a] amanza;
chi no lo sa fare,
non si facc[i]a blasmare
di trarersi a danza.

Fino amor m'à comandato
ch'io m'allegri tut[t]avia,
faccia sì ch'io serva a grato
a la dolze donna mia,
quella c'amo più 'n celato
che Tristano non facia
Isotta, como cantato,
ancor che li fosse zia.
Lo re Marco era 'nganato
perchè 'n lui si confidia:
ello n'era smisurato
e Tristan se ne godia
de lo bel viso rosato
ch' Isaotta blond' avia:
ancor che fosse pec[c]ato,
altro far non ne potia,
c'a la nave li fui dato
onde ciò li dovenia.
Nullo si facc[i]a mirato
s'io languisco tut[t]avia,
ch'io sono più 'namorato
che null'altro omo che sia.

Perla, fior de le contrate,
che tut[t]e l'altre passate
di belleze e di bontate,
donzelle, or v'adornate,
tut[t]e a madon[n]a andate
e mercede le chiamate,
che di me agia pietate;

di que', ch'ell'à, rimembranza
le degiate portare;
già mai 'n altra ['n]tendanza
non mi voglio penare,
se no 'n lei per amanza,
chè lo  meglio mi pare.

Dio mi lasci veder la dia
ch'io serva a madonna mia
a piacimento,
ch[e] io servire le vor[r]ia
a la fiore di cortesia
e insegnamento.

Meglio mi tegno per pagato
di madonna,
go che s'io avesse lo contato
di Bologna
e la Marca e lo ducato
di Guascogna.

E le donne e le donzelle
rendano le lor castelle
senza tinere.
Tosto tosto vada fore
chi non ama di bon core
a piacere.

Re Giovanni


Medioevalia | aprile 24, 2006 09:22 | commenti | link


domenica, 12 marzo 2006



                                     

Una piccola biografia ,breve ed essenziale, dedicata ad una grande donna. La storia inizia con il rogo in Place de Greve a cui assistono i seguaci e narra , seppure con tutta la fantasia concessa a chi non dispone di molte fonti, la vita di Margherita Porete. Dall’infanzia trascorsa tra gli affetti familiari, segnata dal profondo legame con i fratelli, all’età adulta e il successivo matrimonio. Si conclude con la scelta del beghinaggio itinerante e la sua condanna.

Precisi gli accenni allo Specchio, geniali le riflessioni che portano Margherita al martirio.

E lo Specchio è la vita stessa di Margherita.

 

Nello specchio di Margherita

Autore : Giovanna Fozzer

Edizioni Polistampa

7,75 euro


Medioevalia | marzo 12, 2006 21:44 | commenti (6) | link