Scenari medioevali

...amantata non son como vorria di gran vertute né di placimento; ma, qual ch'i' sia, aggio buono volere di senire con buona cortesia a ciascun ch'ama sanza fallimento: ché d'Amor sono e vogliolo ubidire..."

tempus fugit
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sabato, 06 maggio 2006



 

Laudar vollio per amore

lo primer frate minore.

San Francisco, amor dilecto,

Cristo t’à nel suo cospecto,

perhò ke fosti ben perfecto

e suo diricto servidore.

Tutto el mondo abandonasti,

novell’ordine plantasti,

pace in terra annuntiasti

come fece el salvatore.

In tutte cose lo seguisti,

vita d’apostoli facesti,

multa gente convertisti

a laudari el suo gran nome.

Tanto fosti amico a Deo

ke le bestie t’ubidièno:

l’ucielli in mano a te venièno

a udir lo tuo sermone.

Codice 91 di Cortona


Medioevalia | maggio 06, 2006 19:09 | commenti (3) | link


lunedì, 21 marzo 2005



"Echo la primavera che l’cor fa rallegrare,

temp’è d’annamorare e star con lieta cera.

No’ vegiam l’aria e l’tempo

che pur chiam’allegreça.

In questo vago tempo

ogni cosa è vagheça.

L’herbe con gran frescheça e fior coprono i prati,

e gli albori adornati sono in simil maniera."

 

Primo Vere è stagione di innamoramenti. Fanciulle e giovani si inoltrano nelle verdeggianti selve a tagliare rami e foglie per ornare case e chiese, raccogliendo fiori e danzando nei campi. La rinascita è vita, il verde riaffiora, e le acque limpide dei boschi riempiono l’immaginario medievale.Speranza di giorni meno duri, luce diurna, benessere e calore del sole contro la rigidità dell’inverno e l’incombere delle febbri.

 


Medioevalia | marzo 21, 2005 00:00 | commenti (9) | link


lunedì, 21 febbraio 2005



 

Ornato di gran pregio e di valenza
e risplendente di loda adornata,
forte mi pregio più, poi v'è in plagenza
d'avermi in vostro core rimembrata
ed invitate a mia poca possenza
per acontarvi, s'eo sono insegnata,
come voi dite c'a[g]io gran sapienza;
ma certo non ne son [tanto] amantata.
Amantata non son como vor[r]ia
di gran vertute né di placimento;
ma, qual ch'i' sia, ag[g]io buono volere
di senire con buona cortesia
a ciascun ch'ama sanza fallimento:
ché d'Amor sono e vogliolo ubidire.


Medioevalia | febbraio 21, 2005 15:40 | commenti (4) | link


martedì, 01 febbraio 2005



 

“Ogni giorno imparo e disimparo allo stesso tempo,

e vivo e muoio, e faccio del dispiacere piacere;

allo stesso modo faccio buon tempo del cattivo,

e vedo senza occhi e so senza sapere,

e nulla stringo e tutto il mondo abbraccio,

volo in cielo e non mi muovo da terra,

e inseguo ciò che mi fugge costantemente,

e fuggo ciò che mi segue e mi afferra.

 

Il male non mi piace e spesso me lo procuro,

amo senza amore e non credo a ciò che so,

mi pare di sognare tutto quanto ho sotto il naso,

ho odio di me e voglio molto bene ad altri,

 e parlando taccio, e ascolto senza udire,

il sì credo sia no, il vero mi sembra falsità,

e mangio senza fame , e mi gratto senza prurito,

e palpo senza mani, e faccio del senno follia.

 

Quando voglio salire scendo senza girarmi

e scendendo salgo correndo in un alto luogo,

e ridendo piango e il vegliare è come dormire,

e quando sono freddo mi sento più caldo del fuoco,

e deliberatamente faccio ciò che non voglio,

e perdendo vinco e la fretta mi rallenta,

e senza dolore molte volte mi dolgo,

e confondo l’agnello innocente con la volpe falsa …”

 

(Jordi de Sant Jordi, trovatore catalano XIV secolo, L’amoroso cerchio)


Medioevalia | febbraio 01, 2005 20:08 | commenti | link


mercoledì, 08 dicembre 2004



 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sarà perchè la notte accende un bagliore nella nostra parte riflessiva, sarà perchè ,sebbene non medievale, è una delle poesie più evocative che abbia mai letto oppure sarà perchè l'amore e la morte si eguagliano e a volte non se ne comprendono i limiti, ma stasera non si può non scriverla ...

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

questa morte che ci accompagna

dal mattino alla sera, insonne,

sorda, come un vecchio rimorso

o un vizio assurdo. I tuoi occhi

saranno una vana parola,

un grido taciuto, un silenzio.

Così li vedi ogni mattina

quando su te sola ti pieghi

nello specchio. O cara speranza,

quel giorno sapremo anche noi

che sei la vita e sei il nulla.

Per tutti la morte ha uno sguardo.

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.

Sarà come smettere un vizio,

come vedere nello specchio

riemergere un viso morto,

come ascoltare un labbro chiuso.

Scenderemo nel gorgo muti.

(22 marzo 1950) C.Pavese


Medioevalia | dicembre 08, 2004 00:19 | commenti (2) | link