Scenari medioevali

...amantata non son como vorria di gran vertute né di placimento; ma, qual ch'i' sia, aggio buono volere di senire con buona cortesia a ciascun ch'ama sanza fallimento: ché d'Amor sono e vogliolo ubidire..."

tempus fugit
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lunedì, 23 luglio 2007



                                                         

                                              

Alas, my love, you do me wrong,
To cast me off discourteously.
For I have loved you well and long,
Delighting in your company.

Greensleeves was all my joy
Greensleeves was my delight,
Greensleeves was my heart of gold,
And who but my lady greensleeves.

Your vows you've broken, like my heart,
Oh, why did you so enrapture me?
Now I remain in a world apart
But my heart remains in captivity...

 


Medioevalia | luglio 23, 2007 23:27 | commenti (4) | link


mercoledì, 18 luglio 2007



                                         

Hypatia; la figlia di Theone, il geometra, il filosofo d’Alessandria, anche lei filosofa e ben nota a molti. Moglie del filosofo Isidoro. Fiorì durante il regno d’Arcadio (395 – 408 d. C.). Scrisse una memoria su Diofanto, il Canone astronomico, una memoria sulle Coniche di Apollonio. Ella fu fatta a pezzi dagli Alessandrini ed il suo corpo, dopo essere stato vilipeso, fu disperso, a pezzi, per tutta la città. Ebbene, ella subì ciò a ragione di invidia e delle sue eccezionali conoscenze, specialmente nell’astronomia. Come dicono alcuni, a causa di Cyrillus, come dicono altri, a motivo dell’audacia e delle disposizioni sediziose congenite negli Alessandrini. Infatti, essi fecero ciò anche a molti dei loro vescovi. Si vedano Giorgio e Proterio. Riguardo ad Hypatia. la filosofa, vi è dimostrazione che gli Alessandrini ebbero disposizioni sediziose.

Ella nacque, crebbe e ricevette la sua istruzione ad Alessandria. Poiché era di una natura più generosa di quella di suo padre, non si contentò degli insegnamenti ricevuti dal padre nelle scienze matematiche, ma mise mano anche all’altra filosofia in maniera non spregevole, così la donna, indossando il mantello dei filosofi nel percorrere le strade in mezzo alla città, era solita spiegare pubblicamente a coloro che desiderassero ascoltare Platone o Aristotele o qualunque altro dei filosofi. Giunta al colmo della virtù pratica riguardo all’insegnamento, diventata anche giusta e saggia, rimaneva vergine, pur essendo così grandemente bella ed avvenente che si innamorò di lei anche uno di coloro che frequentavano i suoi insegnamenti. Costui non fu capace di dominare la sua passione, ma la informò subito del suo sentimento. I discorsi da ignoranti sostengono che Hypatia l’abbia guarito dalla sua follia per mezzo d’una melodia; invece, la verità fa sapere che le proprietà della musica già da un pezzo non erano riuscite nel loro scopo e che, ella, fattasi avanti e gettando davanti a lui qualcosa macchiato durante il suo periodo e avendoglielo presentato come il simbolo dell’impura generazione, abbia detto “o giovanotto, tu ami questo, ma non è degno di niente di bello,” ed essa fa, ancora, sapere che egli fu spaventato dall’ignominia e dallo stupore per l’indecente ostentazione e che, così, la sua anima si dispose in maniera più saggia. Sia tutta quanta la città, giustamente, accoglieva con affetto ed ossequiava egregiamente Hypatia per essere così, cioè abile e piena di dialettica nei ragionamenti e nei discorsi nonché assennata e cortese nel suo agire, sia le personalità di governo erano le prime a frequentarla ogni qualvolta volessero discutere riguardo al governo della città, come anche soleva accadere ad Atene. Infatti, anche se al giorno d’oggi non avviene più, invero allora il nome della filosofia appariva essere magnifico e degno d’ammirazione per coloro che amministrano gli affari pubblici più importanti. Già certamente era accaduto che il vescovo dell’opposta confessione, Cyrillus, passando accanto, presso la casa d’Hypatia, avesse visto che, presso le porte, vi era una gran calca “di uomini e di cavalli in molta confusione” (IL. XXI, 16), alcuni dei quali si accostavano, altri si allontanavano ed altri, anche, stavano lì appresso. Quindi era avvenuto che, avendo egli domandato cosa mai fosse quella folla e per quale ragione mai vi fosse quel tumulto presso l’abitazione, si sentisse rispondere da quelli del seguito che, al momento, stava parlando la filosofa Hypatia e che, in effetti, la casa era la sua. Infine ne seguì che egli, avendo appreso ciò, ne fosse così ferito nell’animo da, prontamente, macchinare contro di lei un assassinio, il più scellerato di tutti gli assassini. Infatti, molti uomini brutali, in massa, veramente violentissimi, che non conoscevano né giustizia degli dei né riprensione degli uomini, assalitola dopo era che uscita di casa, uccidono la filosofa, gettando così sulla loro patria una grandissima empietà ed ignominia.

 

Dal lessico Suda


Medioevalia | luglio 18, 2007 22:11 | commenti (2) | link


lunedì, 09 luglio 2007



                                                                   DEO GRATIAS

Pensavo che nessuno potesse approdare a queste pagine, invece... il pastore dei popoli è sicuramente passato da queste parti! Non può essere chiaroveggenza. Egli ha letto e con la sua santa mano ha finalmente liberato la Chiesa dal terribile veto che da quarant'anni privava il cattolicesimo della celebrazione del Rito in latino!

www.medioevalia.splinder.com/archive/2005-04    (vd. martedì 19 Aprile 2005)

Santità quale onore, adesso però mi aspetto il gregoriano.

                            

                                                   


Medioevalia | luglio 09, 2007 17:05 | commenti (6) | link


martedì, 03 luglio 2007



Di sua potenza segue spesso morte,
se forte - la vertù fosse impedita
la quale aita - la contraria via:
non perché oppost'a naturale sia;
ma quanto che da buon perfetto tort'è
per sorte, - non pò dire om ch'aggia vita,
ché stabilita - non ha segnoria.

A simil pò valer quand'om l'oblia.

 

 

Tratto da Donna me prega, Guido Cavalcanti


Medioevalia | luglio 03, 2007 22:51 | commenti (1) | link