Scenari medioevali

...amantata non son como vorria di gran vertute né di placimento; ma, qual ch'i' sia, aggio buono volere di senire con buona cortesia a ciascun ch'ama sanza fallimento: ché d'Amor sono e vogliolo ubidire..."

tempus fugit
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giovedì, 21 settembre 2006



    

Mino, pittore di Siena, era regolarmente tradito dalla moglie. Una sera, uscito per lavoro, fu avvertito della tresca da un suo parente e si precipitò dunque dalla moglie fedifraga.

Mino,finita un’opera d’arte, era solito nasconderla sotto delle lenzuola ed in quel periodo stava appunto intagliando  dei grossi crocifissi. Ne aveva sei poggiati su di un muro.

Rientrato a casa , il povero pittore cercò ovunque l’amante ma di lui nessuna traccia.

Stranamente non si accorse che i crocifissi sotto le lenzuola erano diventati sette …

 

Sacchetti, Il trecentonovelle,LXXXIV

 

 


Medioevalia | settembre 21, 2006 18:03 | commenti (5) | link


martedì, 19 settembre 2006



Pur non essendomi mai interessata ai discorsi papali, gli eventi di questi giorni mi hanno indotta a ricercare il discorso incriminato del pontefice. La curiosità è nata anche dalla sorta di "giustificazione" ,addotta  dal papa, di aver pronunciato parole tratte da un documento medioevale. Questo documento altro non è che un dialogo tra un persiano e l'imperatore di Bisanzio Manuele II circa fede e ragione.

Vorrei esprimere la mia opinione . Ho letto integralmente questo discorso e oltre a un concetto che , letto da un papa, potrebbe dar adito ad equivoci, non ho trovato nulla di particolarmente offensivo verso l' Islam. Il problema è quel concetto, che,  letto in un momento di profonda crisi, può essere strumentalizzato da chi cerca pretesti.  Necesse est che tutti coloro che vogliano farsi un'idea sulla questione leggano prima l'oggetto .

www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2006/september/documents/hf_ben-xvi_spe_20060912_university-regensburg_it.html

Credo si stia esagerando, i papi hanno detto ben altre sciocchezze.

                               


Medioevalia | settembre 19, 2006 17:26 | commenti (5) | link


lunedì, 11 settembre 2006



 

E vatène, segnor mio, e vatene, amore,
con ti via se ne vene l’alma mia e l’core.
 
E gli ochi dolenti piangon sença fine
Ch’a veder el paradiso e soa bellezza.
A cuy ti lasso, amore? Chè no me meni?
 
L’alma me le vi e’l cor e l’alegreça,
la bocha cridava che sentiva dolceça;
amarà lamentarsene,oymè topina!
Altro signor zamay non volgio avere
Perch’io non troverei del suo vallore.
 
 
Un omaggio ad Adolfo Broegg, liuto,salterio,guitarra moresca e latina,chitarrino,castagnette, campane e grande anima dei Micrologus, della cui scomparsa seppi pochi giorni fa.
Ho avuto il tempo di vederlo all’opera un mese prima del tragico 23 Aprile e resta il rimpianto per non avergli stretto la mano.

Medioevalia | settembre 11, 2006 16:26 | commenti | link