domenica, 23 ottobre 2005
La vita fugge, e come lei, molte cose devono finire.
Io qui vi lascio.
Continuerò a leggervi tutti.

mercoledì, 19 ottobre 2005
La vita fugge, et non s’arresta una hora
et la morte vien dietro a gran giornate,
et le cose presenti et le passate
mi danno guerra, et le future anchora;
e l’rimembrare et l’aspettar m’accora,
or quinci or quindi, sì che ‘n veritate,
se non ch’io ò di me stesso pietate,
i’sarei già di questi pensier’ fora.
Tornami avanti, s’alcun dolce mai
ebbe ‘l cor tristo; et poi da l’altra parte
veggio al mio navigar turbati i vènti;
veggio fortuna in porto, et stanco omai
il mio nocchier, et rotte arbore et sarte,
e i lumi bei che mirar soglio, spenti.
(Petrarca, Rerum Vulgarium Fragmenta CCLXXII)
(Saint Chapelle, Paris,Conciergerie)
giovedì, 13 ottobre 2005
E’ costume diffuso ormai ,tra le molteplici trasmissioni simil-culturali di attualità del panorama televisivo italiano, invitare storici di ogni genere a dire la propria su tematiche talvolta anche poco pertinenti con la storia. E’ risultato strano ,tuttavia, ascoltare una voce familiare e autorevole come quella del medievista Cardini, in un programma deprecabile per tematiche e conduzione come Tutte le mattine. Il tanto apprezzato professor Cardini, per quanto si è potuto intendere, è “amico” di Costanzo e fin qui nulla da eccepire, poiché immagino che abbia gentilmente accettato questa partecipazione per puro spirito eroico nella speranza vana di alzare, seppure per un solo giorno, il livello del programma. Eppure il suo voler continuamente sottolineare di essere “uno storico cattolico” mi lascia perplessa. Che sia cattolico l’ha ben evidenziato nella sua querelle con Eco sul fuorviante Nome della rosa, criticandogli facilonerie da romanzo e inesattezze “religiose”.
Ma cosa implica essere uno storico cattolico, la benedizione papale?

domenica, 09 ottobre 2005

Capita di nascere in epoche sbagliate, ed è un fatto. Ma ci si rende conto di questo fatto solo dopo aver toccato manu propria l’essenza dell’epoca contemporanea. Sarebbe magnifico essere come il conte Orlando che ha vissuto quattrocento anni cambiando sesso e vivere le follie di ogni secolo, ma così non è e la realtà ci schiaccia inesorabile. Fino al tardo medioevo la notte che cala sulle campagne e le città rappresenta il tempo morto, il momento in cui ci si rifugia in casa come in una fortezza contro i fantasmi notturni del freddo e della paura, è il momento di chiudere le porte della città e di controllare le sue mura, il silenzio è d’obbligo e il lavoro bisognoso della luce si ferma. Studenti , goliardici, servi e bande sgusciano dagli anfratti per intonare le loro canzoni, per rubare, per godere. Ma anche la festa del nobile dura un’intera notte, il banchetto, la musica, la danza e la luce. Ma la musica era musica, la danza la danza, e il vino unica ebbrezza. La nostre notti si sprecano in beveroni di cocktail disgustosi, ballando su qualsiasi suppellettile libera ammiccando a qualsiasi essere che respira, su un ammasso di note (…) orrende che oggi si chiama musica, e il tacco a spillo sotto il “pinocchietto” e la camicia delle nostre-marche–la-nostra-storia bagnata di sudore, ma oggi esiste il deodorante …