giovedì, 30 giugno 2005

Una beghina vissuta a Parigi, in odore di eresia, provoca la chiesa con il suo “Specchio delle anime semplici annientate”. Il più antico testo mistico francese. Nata nella seconda metà del XIII secolo nell’Hainaut (odierno Belgio) , Marguerite La Porète , abbraccia la fede ,ancora giovanissima, entrando in una comunità di beghine. Questi gruppi laici, nati nel 1170 in Belgio, formati per lo più da vergini o vedove, vivevano a ridosso di monasteri o chiese. Le mulieres religiosae aspirando ad una vita contemplativa e mistica , si recludevano in cellette o morivano tra i malati degli ospedali. Non seguendo alcuna regola giuridicamente approvata (e la legge era ovviamente il papa) queste comunità , fino all’arrivo della santa Maria di Oignies a cui Onorio III concede la grazia dell’approvazione dell’ordine, subirono sempre gli sguardi contrariati della sacra chiesa. Margherita Porete è la vittima di questo pregiudizio ecclesiastico. La sua vita è avvolta nell’ombra, di lei sappiamo qualcosa attraverso le fonti degli inquisitori e attraverso il suo Specchio. Sicuramente doveva esser stata una donna dall’intensa vita religiosa, dedita all’ascesi, alla contemplazione e certamente abbastanza colta da interpretare e tradurre in volgare le sacre scritture. Intorno al 1290 scrive il suo “Specchio delle anime semplici annientate” e poco dopo viene processata dall’inquisitore Guido da Colmieu. L’opera verrà bruciata pubblicamente a Valenciennes e a Margherita verrà intimato il silenzio. Ma un’anima che brucia per amore di Dio tace solo quando annientata, così la beghina non obbedisce alla chiesa e continua a diffondere il suo Specchio. Filippo da Marigny intenterà un secondo processo contro di lei, il caso verrà spostato a Parigi sotto il grande inquisitore Guilleume Humbert (celebre per il processo contro i templari) il quale farà arrestare Marguerite nel 1308. Non ritratta, ribadisce l’ortodossia dei suoi scritti difficili da comprendere, non si discolpa. Relapsa (recidiva) , i suoi scritti furono sottoposti a severo esame, e frasi e brani dello Specchio ,estrapolati dal contesto originario, furono la prova della sua eresia.
Dopo essere stata incarcerata a Parigi, a Margherita viene concesso ancora un anno di vita per redimersi.
In Place de Greve, il 1 Giugno 1310 il suo rogo non tardò ad accendersi.
Per alcuni secoli la sua opera fu attribuita a vari autori, e influenzò fortemente il pensiero degli intellettuali come il maestro fondatore della mistica tedesca Meister Eckart.
Il dialogo dello Specchio avviene tra Anima, Amore e Ragione, rispettivamente Margherita, Dio e la chiesa. L’anima attraverso una battaglia contro sé stessa , durante la quale si volge verso il male, giunge alla liberazione rimettendo il suo volere a Dio, perdendo così la propria identità, annientandosi. Di conseguenza non vi è più differenza tra Dio e Anima. Dio può operare in lei, e lei non può volere se non quello che vuole Dio. Non esiste volontà, né desiderio, non esiste inferno o paradiso … passano in secondo piano le mediazioni della chiesa, i sacramenti, le opere. La piccola chiesa terrena si contrappone alla grande chiesa dello spirito di cui Marguerite fa parte.
Riporto una sua celebre quanto inflazionata frase.
"Che dolce trasformazione venir mutata in ciò ch'io amo più di me. Sono a tal punto trasformata da aver perduto il nome mio per amare, io che so amare tanto poco; è in Amore che sono trasformata, perchè io altro non amo che l'Amore"

martedì, 21 giugno 2005
Un tempo vi erano la retorica, la grammatica e la dialettica che formavano il Trivio unite all'aritmetica, geometria, astronomia e alla musica (quadrivio) che creavano nelle giovani menti i presupposti necessari alla conoscenza.
Oggi internet crea nelle maturande menti degli adolescenti lo strumento per ricercare con anticipo le tracce di temi , versioni ed esercizi degli esami di stato. Così, anche alle eccelse menti delle sorelle semitecnologizzate tocca la ricerca dei "temi che portebbero uscire domani" .
Dopo aver studiato le arti del Trivio e del Quadrivio la Teologia rappresentava l'apice degli studi che si potessero compiere, oggi l'elettronica le supera tutte.
Che San Giuseppe da Copertino (patrono degli studenti ??) sia con voi

mercoledì, 15 giugno 2005

Io mi senti' svegliar dentro a lo core
un spirito amoroso che dormia:
e poi vidi venir da lungi Amore
allegro sì, che appena il conoscia,
dicendo: "Or pensa pur di farmi onore";
e 'n ciascuna parola sua ridia.
E poco stando meco il mio segnore,
guardando in quella parte onde venia,
io vidi monna Vanna e monna Bice
venire inver lo loco là 'v'io era,
l'una appresso de l'altra maraviglia;
e sì come la mente mi ritice,
Amor mi disse: "Quell'è Primavera,
e quell'ha nome Amor, sì mi somiglia".
Dante Alighieri Vita Nova XXIV
martedì, 07 giugno 2005

Esta è de loor de Santa Maria
Il sapiente sovrano di Castiglia Alfonso X el Sabio (1221-1284) lascerà ai posteri e a quanti sapranno apprezzare, delle meravigliose cantigas dedicate alla Virgen.
Fortunata Florentia per il possesso di uno dei quattro codici esistenti di queste composizioni divise in preghiere, narrazioni di miracoli e lodi, Toledo e l’Escorial (dove ci sono i codici più completi delle cantigas) avranno la stessa fortuna. Ovviamente con le quattocentoventotto cantigas faranno i conti i Micrologus nell’album “Madre de Deus”, piccola raccolta di quindici cantigas interpretate superbamente da Patrizia Bovi e dagli altri quattro musici.
Si comincia con A Madre do que livrou, in cui attesa e speranza si fondono con la melodia della CSM 4, narrazione di un miracolo fatto a un fanciullo di Bourges.
Madre de Deus (CSM 422) esprime tra tutte il momento fondamentale della preghiera intensa e allo stesso tempo disperata, così lontana da quelle sacre danze ai piedi del santuario del Montserrat.
Madre de deus ora por nos , teu Fill’ essa ora.
Nenbre-sse-te Madre, dolcezza e commozione riecheggiano nonostante la tematica apocalittica del giudizio finale, come anche in Rosa das Rosas versione lenta e intensa già interpretata dai Chominciamento di gioia in chiave più folcroristica. In Quen boa dona querrà la combinazione di coro e voce solista crea un gioco accattivante come in Ontre toda las vertudes che presenta tratti fortemente orientali.
L’infermità di Alfonso recherà lo spunto per Santa Maria valed ai Sennor.
Si conclude con l’allegra danza Nas mentes sempre teer, preghiera dei crociati in terrasanta.
Piccolo appunto sul libretto del cd, in cui gli approfondimenti alle Cantigas nonché le traduzioni, sono scritti in spagnolo, tedesco, francese e inglese ma non in italiano.
Grande raccolta.