Scenari medioevali

...amantata non son como vorria di gran vertute né di placimento; ma, qual ch'i' sia, aggio buono volere di senire con buona cortesia a ciascun ch'ama sanza fallimento: ché d'Amor sono e vogliolo ubidire..."

tempus fugit
oggi
maggio 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
gennaio 2006
ottobre 2005
settembre 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004


ch'ave l'omo a fare
ars musica
carmina
literatura
lochi mirabil fatti et homini
miser homo cogita

caunoscenti cose cognoscete
Airesis
Archeologia medioevale
Arquata
Celeste Materia
Cene medioevali
Chominciamento di gioia
Enigma Galgano
Ensamble Micrologus
Italia Medievale
Medicamenta
Medioevo.ws
Musica Medievale
Reti medievali
Scriptorium
Tombe


ch'ognora a passar bada


medioevalia@hotmail.com



giovedì, 28 aprile 2005



Dopo una settimana di dolore fisico

mi decido ad andare dal cerusico più adatto al mio dolorante caso, quello che oggi viene definito dai più dottore in medicina fisica e riabilitazione. Mentre attendo quieta il mio turno vedo l'altezzosa dottoressa oltrepassare il corridoio; con un'occhiata eloquente mi invita ad entrare nel suo studio. Un tocchetto a destra e uno a sinistra il mistero si svela, ma è meglio verificare con  una radiografia. Mentre l’omino bianco mi urla da dietro il vetro di stare ferma e muta ,perché il marchingegno deve fotografarmi il collo, penso che nel medioevo oltre alla sapiente Trotula le “medichesse” altezzose dovevano essere un numero molto esiguo. Mentre di omini bianchi urlanti doveva esser piena l’Europa. C’è da fare una differenza, il medico è un insigne sapiente che insegna nelle università e che parla solo in latino, il chirurgo è un pover’uomo dedito all’infame mestiere del manipolatore di sangue, e che ovviamente sa parlare solo volgare. Ancora più in basso erano collocati i cavadenti e gli acconciatori di ossa (un fisiatra in poche parole).

Se lo raccontassi alla mia acconciatrice del collo forse mi guarderebbe con meno boria.

 


Medioevalia | aprile 28, 2005 23:04 | commenti (8) | link


martedì, 19 aprile 2005



Quanto meno posso dire che il cattolicesimo  tornerà  al Medioevo, speriamo con i canti gregoriani però.

 


Medioevalia | aprile 19, 2005 19:05 | commenti (13) | link


sabato, 16 aprile 2005



 

Una donna chiede l’approvazione del marito per andare a confessarsi. Questi, geloso, indossando l’abito del prete, ascolta i suoi peccati ignaro del fatto che lei lo abbia riconosciuto.

 

«Doman, a Pasqua Rosata, andarmene voy al Santo
con donna Anesa, dona bionda, dona apresiata tanto.»
[ . . . . . . ]
«Làseme andare, marito fino
a confesarme un poco col meo padrino.»
«Oy de! lass'a me dolento! Se e' te ge laso andare
forse, per aventura, starave troppo a tornare.
[ . . . . . . ]
A confessarte al preyto? Lo losengasse,
elle soe companie se a la mess'i anasse!»
«O padrino meo zentile, prestame una cappa un poco,
ch'eo vorria star zelato [ . . . . ]»
[ . . . . . . ]
E favelava col mercadante:
«Eco la cappa te reco dinante!»
E lla cappa ch'el prendia tostament al indossava;
lo zelloso a la fenestra mansueto se n'andava;
e lla donna sì llo vide a l'andar lo figurava:
«Ben zurave qu'ello è 'l meo marito;
ancò ye donarò lo zorno mal compito!»
Lo zeloso a la fanestra strettament incapuzato,
Ch'el no tenia ol volto ad essa, domandò il so pecato.
[ . . . . . . ]
E lla dona si disiva, ello so cor ridando:
«Ancò te daròlo zorno che tu vé zircando!»
«Volse meyo a un albergero che non volse a tuto el mondo;
Zasì con un mercadante; el meo peccato non te l'ascondo;
[ . . . . . . ]
Ma dirte voye tute li me peche:
ch'e' sont inamorata d'un bel preyto.
Con quel preyto e' son zazuta mille volt sot un lenzolo,
penzò ll'amo e ll'ò amato più ca la matre lo fiolo;
S'e meo marito lo savesse, el morirave del dolo!
E' te llo digo, preyto, ella gran credenza;
dé, ténime zellata la mia penitenza!»

Il marito confessore della moglie (da Rime Giullaresche e popolari)

 


Medioevalia | aprile 16, 2005 16:52 | commenti (5) | link


lunedì, 11 aprile 2005



 

 

Arduo, o forse inutile,  parlare di quest’opera senza cadere in interpretazioni molto personali e quindi nella presunzione di conoscere gli intenti di colui che ,all’epoca dei film, fu tacciato di pornografia. “Perché  realizzare un’opera quando è così bello sognarla soltanto?” Dice l’allievo di Giotto interpretato da Pasolini nel Decameron, alle prese con un affresco di ovvio argomento religioso. La mano dissacrante del regista in quella che lui chiama “Trilogia della vita” resta sempre e comunque inconfondibile, con i suoi attori presi a caso tra la gente, con i suoi colori e il suo chiasso che confonde le voci dei protagonisti nel susseguirsi degli eventi. Ed è la volta del sesso. Sia nel Decameron che nei Racconti di Canterbury la soddisfazione dell’impulso sessuale, tra il popolo come tra  i “borghesi”,  è il filone principale da seguire, nel Fiore delle mille e una notte l’atmosfera diventa paradossalmente surreale lasciando spazio a quel sogno a cui l’autore alla fine del primo ciclo aspira.  Mi soffermo sul Decameron, che ho visto con più attenzione, e sulla interpretazione che P. da’ di Boccaccio e della sua opera.

Credo di poter affermare che la volontà dell’artista non fosse quella di mettere in scena un “suo” medioevo, nonostante già si fosse posto in netto antagonismo con gli accademici dell’epoca sul modo di rappresentare la tragedia classica in Medea e in Edipo Re, bensì  di carpire dall’opera trecentesca di Boccaccio una dimensione corporale e quindi naturale che, nella storia letteraria, in nessun altro autore avrebbe potuto ricercare. Lascio alle sue stesse parole modi e forme di analisi :

“Non posso infatti negare la sincerità e la necessità che mi hanno spinto alla rappresentazione dei corpi e del loro simbolo culminante, il sesso. Tale sincerità e necessità hanno diverse giustificazioni storiche e ideologiche. Prima di tutto esse si inseriscono in quella lotta per la democratizzazione del"diritto a esprimersi” e poi la liberalizzazione sessuale, che erano due momenti fondamentali della tensione progressista degli anni Cinquanta e Sessanta. In secondo luogo, nella prima fase della crisi culturale e antropologica cominciata verso la fine degli anni Sessanta – in cui cominciava a trionfare l’irrealità della sottocultura dei"mass media” e quindi della comunicazione di massa – l’ultimo baluardo della realtà parevano essere gli"innocenti” corpi con l’arcaica, fosca, vitale violenza dei loro organi sessuali. Infine, la rappresentazione dell’eros, visto in un ambito umano appena superato dalla storia, ma ancora fisicamente presente (a Napoli, nel Medio Oriente) era qualcosa che affascinava me personalmente, in quanto singolo autore e uomo.”

Ed è a Napoli che si ambienta infatti l’intero suo Decameron, “perché è una sacca storica: i napoletani hanno deciso di restare quello che erano e, così, di lasciarsi morire”.

Si comincia con la nota novella di Andreuccio da Perugia, imbranato giovane perugino alle prese con la brulicante città dell’imbroglio (ebbene già nel Medioevo…), bellissime le pittoresche scene nel Duomo mentre si tenta di aprire la tomba del neosepolto arcivescovo Minutolo per depredare il corpo del sacro e prezioso anello.  Sarà la volta del giardiniere finto sordomuto di un convento che sperimenta la “sacra virtù” delle monache, e quindi il romanticissimo incontro notturno di due giovani sul balcone della ragazza che verrà scoperto dai benevoli genitori. Il patto di due amici che, temendo di finire all’inferno, si giurano di tornare dall’aldilà per avvertire l’amico delle pene inflitte ai lussuriosi, ovvio che uno dei due morrà e tornerà ad avvisare l’altro che in paradiso il sesso è ben tollerato e che quindi può divertirsi quanto gli pare. E la ragazza che taglierà la testa del suo innamorato ,ucciso dai fratelli gelosi, per conservarla in un vaso; quindi il malfattore ,in vita e soprattutto in morte, Ser Ciappelletto. Il prete Gianni (non quello delle terre meravigliose …) che cavalca la moglie di un tale davanti ai suoi occhi col pretesto di trasformarla in cavalla, e una donna adultera che si accoppia con l’amante mentre istruisce il marito sui metodi di pulizia dell’interno di un orcio.

Gioia ed eros.

Sebbene sia storico a suo modo, resta un pilastro per il “cinema medievale” e non solo …


Medioevalia | aprile 11, 2005 20:31 | commenti (14) | link


martedì, 05 aprile 2005



 

 Le  immagini di queste  lunghe giornate fanno pensare all' affresco di Giotto.

"Il sogno del Papa" ,particolare , Giotto, Assisi, Basilica Superiore


Medioevalia | aprile 05, 2005 13:31 | commenti (9) | link