domenica, 27 marzo 2005
...Mas presto ven kolomba
mas presto ven kon mi
mas presto ven kerido
korre i salvame...
vieni presto colomba/vieni vieni presto a me/vieni più in fretta mio amato/corri a salvarmi
La rosa enflorece, XIV secolo, Anon.sefardita
sabato, 26 marzo 2005

“Travestendosi da uomo divenne prima notaio della curia, poi cardinale e infine papa …ma un giorno che montò a cavallo diede alla luce un bambino, così fu trascinata per i piedi, lapidata dal popolo e seppellita nel luogo in cui morì” queste le parole del domenicano de Mailly sull’ affascinante figura della papessa Giovanna. La leggenda è quella di una donna di Magonza, estremamente colta che , in barba alla chiesa cattolica, riesce a diventar papa. La fantasia popolare diviene storia e Giovanna verrà collocata nell’ 855 tra il pontificato di Leone IV e di Benedetto III, periodo in cui, secondo alcuni, sarebbe giunto al soglio papale l’antipapa Anastasio Bibliotecario, per altri Giovanni Anglico di Magonza, sulla cui reggenza non si hanno documenti.
Tale David Blondel, un protestante seicentesco, confuterà la tesi dell’effettiva storicità ed esistenza della stessa adducendo motivazioni plausibili. Ma resta il dubbio sulle motivazioni che hanno spinto la chiesa cattolica a non negare per lungo tempo la sua esistenza, tanto da inserirla nel Duomo di Siena tra i vari papi. Giovanna offre l’occasione, in realtà, per ribadire i limiti della natura femminile, vana e debole, ma servirà soprattutto a introdurre l’annullamento dell’elezione papale di fronte ad un individuo inadatto al ruolo e l’ineleggibilità di un vescovo. Inutile dire che il caso della papessa fece molta presa tra gli eretici , i quali non mancarono di indicare nella donna l’esempio di una chiesa inconsistente, inutile e illusoria. Per questo motivo nel 1451 Pio II sarà il primo papa a negare ufficialmente che una donna possa aver conquistato tale titolo.
A questo punto una domanda imperversa: che un papa effeminato abbia occupato il santo trono, anticipando così la tendenza ,sempre più diffusa, dei nostri odierni preti e frati ? secoli bui quelli medievali ma fin troppo chiari i nostri.
venerdì, 25 marzo 2005
Un Venerdì di passione ...


lunedì, 21 marzo 2005

"Echo la primavera che l’cor fa rallegrare,
temp’è d’annamorare e star con lieta cera.
No’ vegiam l’aria e l’tempo
che pur chiam’allegreça.
In questo vago tempo
ogni cosa è vagheça.
L’herbe con gran frescheça e fior coprono i prati,
e gli albori adornati sono in simil maniera."
Primo Vere è stagione di innamoramenti. Fanciulle e giovani si inoltrano nelle verdeggianti selve a tagliare rami e foglie per ornare case e chiese, raccogliendo fiori e danzando nei campi. La rinascita è vita, il verde riaffiora, e le acque limpide dei boschi riempiono l’immaginario medievale.Speranza di giorni meno duri, luce diurna, benessere e calore del sole contro la rigidità dell’inverno e l’incombere delle febbri.
venerdì, 18 marzo 2005
"Musica enim generaliter sumpta obiective quasi ad omnia exten dit, ad deum et creaturas, incorporeas et corporeas, celestes et humanes, ad scientias theoricas et practicas"

Guittone D'Arezzo sull'inno a San Giovanni dello pseudo Paolo Diacono
UT queant laxis
REsonare fibris
Mira gestorum
FAmuli tuorum
SOLve polluti
LAbii reatum
Sancte Iohannes
Affinché i tuoi servi, a gola spiegata, possano della tua vita esaltare i fasti, togli dalle loro labbra ogni impurità, o Santo Giovanni
lunedì, 14 marzo 2005

“Ed ecco verso noi venir per nave
un vecchio, bianco per antico pelo,
gridando:«Guai a voi, anime prave!
Non isperate mai veder lo cielo:
i' vegno per menarvi a l'altra riva
ne le tenebre etterne, in caldo e 'n gelo.
E tu che se' costì, anima viva,
pàrtiti da cotesti che son morti.”
Caronte, lirico demone, ci trasporta tutti nella dimora eterna , prendo così spunto dal Divino Poeta per ricordare l’usanza medievale ,ma non solo, del deporre monete nei sepolcri.
La deposizione di beni e corredi all’interno delle tombe era nettamente proibita dalla religione cristiana , ma in realtà questa usanza era ampiamente diffusa e per lunghi periodi , a tratti, costituì parte integrante del rituale funerario. Ritrovamenti di oggetti con funzioni apotropaiche o protettive per l’anima dell’inumato ,all’interno di una tomba, sono frequenti per l’ età altomedievale. Gli archeologi sanno che ceramiche e quant’ altro possa trovarsi in un sepolcro sono fondamentali per la datazione di un sito. Un rito molto particolare e interessante era quello chiamato “Obolo Carontis”. Retaggio di antiche credenze pagane e sopravvissuto fino al tardo medioevo , consisteva nel deporre all’interno della tomba una moneta che servisse a pagare il demone per traghettare l’anima del defunto oltre il fiume Stige. Dalle posizioni delle monete nelle tombe si può affermare che queste fossero poste generalmente nella bocca dell’inumato o talvolta in una mano, affinché l’anima uscendo dal corpo potesse prendere con sé la moneta. In ogni caso le maggiori attestazioni di monete in inumazione si verificano nelle necropoli urbane, da qui la querelle degli studiosi sulle motivazioni e i fini della presenza dell’obolo nelle tombe. Chi ritiene che questo fosse un ultimo omaggio al defunto per il riconoscimento dei suoi meriti fornisce un’interpretazione antropologica, chi ,al contrario, pensa a Caronte da’ credito alle fonti letterarie.
Sappiamo perciò , attraverso le fonti classiche, che l’usanza non comincia prima del V secolo a.c. in Grecia e in Magna Grecia. Il primo a parlare di monete “rese” ai defunti sarà Diodoro Siculo che farà risalire l’usanza agli Egizi, mentre in Aristofane vi è più di un rimando all’usanza di tenere gli oboli in bocca, nelle sue Rane, nell’Ecclesiazuse e nelle Vespe. Più chiaro sarà Luciano nel dialogo dei morti tra Caronte e Menippo :
“Caronte : Paga per il traghetto sciagurato
Menippo : ma cosa pretendi da uno che non ne ha?
C : E chi non ha un obolo?
M : io no!
C: Ma tu non sapevi che bisogna portare un obolo?
M: sì che lo sapevo, e allora? Non dovevo morire per questo?
C: Tu devi dare l’obolo non puoi fare diversamente
M: e allora riportami in vita …”
E dopo l’obolo si festeggiava tutti con un banchetto presso la tomba del congiunto …
Postilla : segnalo un nuovo blog tematico "medievale" che l'Apula vox Pentesilea ha da poco inugurato, che il MEDIOEVO sia tornato? ARCHEOSTORIA
giovedì, 10 marzo 2005

Alle sue spalle c’è il mare, davanti a lui c’è la Morte. Antonius Block torna da una crociata nell’amata terra svedese ma la spettrale figura ammantata , in compagnia della sua falce, si presenta al cavaliere che per guadagnare tempo le propone una partita a scacchi, in gioco c’è la sua vita. Il cavaliere è tormentato dai dubbi sull’esistenza, su Dio, e sulla Morte, ma anche la patria è tormentata da qualcosa di profondamente angosciante,la peste. Per scongiurarla un corteo di flagellanti interromperà uno spettacolo (foto sopra), e i suoi attori cercheranno di sfuggirle. Sarà grazie a loro e ad un fabbro che Antonius darà a se stesso le risposte che cercava da tempo: l’amore, la famiglia e la vita semplice, elementi indispensabili per la felicità. Il cavaliere si incamminerà con loro per i boschi, dove la Morte taglierà l’albero su cui uno della compagnia era appollaiato, incontreranno una donna che verrà arsa sul rogo, ed infine … nella sua partita a scacchi farà volontariamente cadere dei pezzi con un gesto della mano, distraendo la Morte e permettendo agli attori di fuggire. Nell’ultima indimenticabile scena, i personaggi su di una collina si uniranno alla morte in una solenne danza macabra.
L’atmosfera è cupa, con continui presagi che rimandano alla fine del mondo, gli stessi flagellanti, accompagnati da nuvole di incenso e polvere lasciano sgomenti gli spettatori. E’ un medioevo abbastanza stilizzato e forse un po’ circondato dall’alone dello stereotipo della paura della fine del mondo, ma Bergman ha creato una pellicola di una trascinante forza espressiva ed il momento storico rappresentato , il XIV secolo e la peste del 1348, risulta veridico e qualche piccolo errore a Bergman si perdona. Nonostante lo scopo del film non fosse quello di rappresentare un’epoca bensì un dilemma, la riflessione sulle angosce del millennio in questione è d’obbligo.
Celebre e imprescindibile la scena in cui il cavaliere e la morte giocano a scacchi davanti al mare.
Dietro Antonius c’è il suo castello e la sua famiglia, davanti a lui c’è sempre la Morte...

martedì, 08 marzo 2005

La festa della mamma, la festa del papà, della repubblica, del patrono e ... della donna!! perchè non una festa del gatto?
venerdì, 04 marzo 2005
Ladri, vagabondi , assassini e mendicanti abitano il cielo notturno del quartiere medievale della “corte dei miracoli”. La Parigi del XV secolo, messa in ginocchio dalla guerra dei Cent’anni, ha i suoi borghi brulicanti di ladri, il suo popolo di emarginati e disoccupati, vagabondi in cerca di guadagni facili. Uno si distingue fra tutti, un poeta, che in gioventù conosce le soddisfazioni dell’elogio universitario, che ottiene il baccellierato e la licenza di maestro d’arti, ma che si macchia di un omicidio in una delle sue serate passate tra taverne e prostitute. L’omicidio di un prete. Condannato all’impiccagione comincia a vivere di espedienti finchè non se ne perdono le tracce dopo essere stato bandito da Parigi. Ma non si perdono le tracce dei suoi scritti , conosciuti in tutta Parigi. Nel suo Testamento lancia un monito ai giovani ribelli affinché abbandonino una vita dissoluta costellata di ruberie e omicidi, ripromettendosi quindi di tornare ad essere un uomo onesto. Propongo questa mistica quanto celebre ballata scritta dalle sue mani.
Fratelli ancora vivi, o umana gente,
non siate contro noi duri e spietati!
Più presto troverete Iddio clemente,
pietà portando a questi disgraziati…
cinque, sei, ci vedete qui impiccati:
già in polvere si va, stecchito ossame,
ché i corpi, cui saziammo cento brame,
da un pezzo sono putridi e distrutti…
Non irridete questa sorte infame,
ma Dio pregate – che ci assolva tutti!
E non vi sdegni il nome di fratelli,
anche se noi morimmo giustiziati:
spesso difetta il senno nei cervelli,
voi lo sapete, e avvengono i peccati…
poiché la morte adesso ci ha ghiacciati,
fate che Cristo scusi i nostri torti,
che avaro non ci sia dei suoi conforti
e nel fuoco infernale non ci butti!
Nessuno ci molesti: siamo morti.
Ma Dio pregate – che ci assolva tutti!
Ci lisciò la pioggia e ci ha lavati,
e neri e secchi diventammo al sole:
le gazze e i corvi gli occhi hanno strappati
e barbe e ciglia… Macabre carriole,
il vento ci sballotta come vuole,
di qua, di là, mai fermi – e le beccate
in ditali le salme hanno mutate…
e sempre avanti e indietro, come i flutti…
Di questa compagnia, dunque, non siate,
ma Dio pregate – che ci assolva tutti!
Principe da cui siamo governati,
Satana non ci tenga incatenati:
più nulla noi facciamo che gli frutti…
uomini, basta con gli scherni usati,
ma Dio pregate – che ci assolva tutti
Ballata degli impiccati di Francois Villon
martedì, 01 marzo 2005
Navigando in rete sui vari programmi da cui si può, o meglio non si potrebbe, scaricare musiche e film sono incappata in un titolo : mundus est iucundum. Una rivisitazione, positiva devo dire, di uno dei carmina burana (quelli veri medievali) ovvero Tempus est iocundum. Non so per quale motivo il titolo sia stato cambiato ma devo ammettere che ascoltando altri pezzi dello stesso gruppo , benchè la voce della cantante non entusiasmi particolarmente, sono rimasta piacevolmente colpita. Il gruppo è Ataraxia, e non ho la benchè minima idea di chi siano. Non un ensamble credo ...
