lunedì, 04 maggio 2009
Filantropia, coraggio, saggezza, moderazione e non ultimo l'amore per la verità. Queste le virtù di un principe, almeno in teoria, per Eusebio di Cesarea, la cui opera va a inquadrarsi nell'ambito della trattatistica apologetica nonchè pedagogica degli specula principis. Una lettura attenta di almeno uno di questi semplici ed interessantissimi trattatelli, frenerebbe la pur smisurata tracotanza che caratterizza buona parte dei personaggi che ricoprono ruoli di responsabilità nei più disparati contesti: dai rappresentanti di gruppetti e associazioni ai governanti dello stato.
Pietà

domenica, 08 marzo 2009
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lunedì, 23 febbraio 2009

Nel XIII la Compiuta Donzella fiorentina usava questo pseudonimo per lasciarci tre componimenti affascinanti, ma la sua identità non è mai stata nota.
Nel XXI ci voleva la cantrice barocca col tono sornione di chi la sa lunga per farmi beccare!
Saluti alla suddetta.
martedì, 27 gennaio 2009

...quasi venìa dimenticando
lunedì, 01 dicembre 2008
Wyth right al my hert
now y you greet
with hundert syes my deer
sweet God yif us grace
soon to meet and soon to spekyn
yfeer Annis Annis Annis Annis Annis
be stedfast on allewys
and think on me my sweet Annis
my fayr Annis my sooth Annis
I love yowr name my deer Annis
Annis Annis Annis Annis Annis
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mercoledì, 10 settembre 2008

Cosa fanno le industriose madonne? il solutore avrà in premio la gloria...
Aggiornamento: la soluzione tra i commenti
sabato, 12 luglio 2008
Gonnella buffone arrivò una volta in Puglia alla fiera di Salerno, s'addobbò d'una veste in forma che parea uno medico venuto d'oltramare; e trovata una scatola bassa e larga, e una tovagliuola bianchissima messa dentro, e distesala, su quella pose quasi trenta pallottole di stronzi di cane; e con questa in mano alla scoperta, e con uno de' capi della tovagliuola in su la spalla, giunse in su la detta fiera, e postosi da parte su uno desco, avendo seco un famiglio da lato, puose la detta mercanzia; e cominciando a parlare quasi gergone col famiglio, come venisse dal Torissi, fece trarre a sé diversa gente. Alcuni lo domandavono
- Maestro, che mercanzia è questa?
E quelli dicea:
- Andatevi con Dio; ella non è da fatti vostri, ell'è cosa di troppo valore, e non si fa per chi non ha da spendere.
E a cui dicea in una forma e a chi in un'altra, solo per aguzzar piú gli appetiti di quelli che erano d'attorno tanto che certi giovani, tirandolo da parte, li dissono:
- Maestro, noi ti vogliamo pregare che tu ci dica che pallottole sono quelle.
Elli disse che quelle pallottole aveano tanta virtú che chi ne mangiava pur una, subito sapea indovinare.
Dissono i gioveni:
- Che costerebbe l'una?
Rispose il Gonnella:
- Ella non può costare quello che non sia grandissimo mercato; però che voi sapete che dice il proverbio: «Fammi indovino e farotti ricco»; e io era povero uomo, e per averle usate sto sí bene che io son ricco, e non mi manca nulla; ma perché voi mi parete gentiluomeni, io vi torrò fiorini cinque dell'una.
Il Gonnella che pensava, come malizioso, al fine, dice a costoro, perché la fiera durava tutto il giovedí vegnente:
- E' ve li conviene pigliare in venerdí a digiuno tra la terza e la nona, però che è quel dí e quell'ora che 'l nostro Signore ebbe la passione; altrimente non avereste fatto nulla.
Fatto questo il Gonnella, il venerdí a buon'ora col suo famiglio e con la valigia sale a cavallo; venuta l'ora ch'e' comperatori desideravano, cioè di mangiare le pallottole per indovinare, due di quelli gioveni primi comperatori, volonterosi d'essere indovini, danno di morso a gran bocconi ciascuno in una, e subito l'uno sputa fuori, e dice:
- Oimè! che sono stronzi di cane, - e l'altro fa il somigliante; e subito vanno all'albergo, e domandono del medico che vendea le pallottole. Come giungono a lui, dicono:
- Maestro, tu ci hai venduto troppo cari li stronzi del cane; come noi gli avemmo in bocca, le sputammo.
Disse il Gonnella:
- Che vi dissi io?
- Dicesti che subito indovineremmo.
Rispose il Gonnella:
- E cosí avete indovinato -; ed essendo bene a cavallo, dà delli sproni elli e 'l famiglio e vannosi con Dio.
E giunti a Salerno, truovano degli altri che aveano comprata di quella mercanzia; chi s'era messo alla cerca da una parte e chi da un'altra, e chi si stava come smemorato, e ciascuno si doleva e stava scornato di sí brutta beffa. Alcuni altri, sappiendo la novella, cominciorono a cantare:
- A chi vuole indovinare, in bocca li possa un can cacare.
Dedicato a chi crede di avere la verità tra le mani… e in bocca.
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sabato, 24 maggio 2008

Non creder donna
che nessuna sia donna di me,
se non tu, donna mia.
Così potess’i’ dimostrarti l’core,
dove la mente in te ogn’or si posa,
chè ben vedresti in esso stare Amore
e la tua vista bella et amorosa,
a chui servir non è l’alma naschosa
che te servendo pur servir disia.
Non creder, donna
che nessuna sia donna di me,
se non tu, donna mia.
Di questo, lasso! Non posso far prova,
però, donna, deh prova la mia fede,
e se, per mio effetto altro si trova,
non poss’io mai trovar da te mercede
ch’i’ t’ho amato et amo, et amar crede
te sempre il cor, che fu tuo sempre e fia.
Non creder donna
che nessuna sia donna di me,
se non tu, donna mia.
Canzon, si come se’ del mio amor certa,
così costei fa certa col tuo dire;
e, mostrando t’ho la mente aperta,
aperto mostra a lei il mio disire,
si che amando il ver possa sentire,
ch’altra non amo né amar porria.
Non creder donna
Che nessuna sia donna di me,
se non tu, donna mia.
Sacchetti, Trecentonovelle
sabato, 08 marzo 2008

(H.Bosch particolare dei Sette peccati Capitali)
Molti volendo dir che fosse Amore
disser parole assai, ma non potero
dir di lui cosa che sembrasse il vero
né diffinir qual fosse il suo valore.
Ben fu alcun che disse ch'era ardore
di mente imaginato per pensiero;
e alcun disse ch'era desidero
di voler nato per piacer del core.
Io dico che Amor non è sustanza,
né cosa corporal ch'abbia figura
anzi è passione in disianza;
piacer di forma dato per natura
si che 'l voler del core ogni altro avanza:
e questo basta fin che 'l piacer dura.
mercoledì, 20 febbraio 2008
L’abitudine tutta medievale di camminare in strade ricoperte di sozzura, tra una bestia coprofaga e il vagabondo che si tuffa tra i rifiuti alla ricerca dell’affare del giorno, si è ormai ampiamente consolidata nel XXI secolo.
Nella mia città ancora possiamo mirare rari esempi di ritorno al passato.
Come dire, ti affacci al balcone e rivivi il medioevo.
Ecco il meraviglioso panorama che dall’ alto della mia torre posso mirare tutti i giorni.
Affascinata ed eccitata mi chiedo: a quando la peste?